Il teatro della deterrenza
Molti osservatori si mostrano scettici sull’efficacia di alcune misure adottate o annunciate dal governo. La disponibilità di 2500 militari per operazioni di ordine pubblico, si dice, non cambia di molto la situazione.

Molti osservatori si mostrano scettici sull’efficacia di alcune misure adottate o annunciate dal governo. La disponibilità di 2500 militari per operazioni di ordine pubblico, si dice, non cambia di molto la situazione. Gli annunci napoleonici di Renato Brunetta sulla lotta ai fannulloni nella pubblica amministrazione si scontreranno con l’inerzia di una burocrazia colossale e potentissima. Se si guarda alle questioni dal punto di vista del rapporto tra le scelte proposte o decise e la dimensione dei problemi da affrontare, non si puà dire che gli scettici abbiano tutti i torti. Tuttavia si può rilevare che la teatralità ha già ottenuto qualche effetto di deterrenza. In Campania una discarica contestatissima è stata aperta e ha incominciato a funzionare regolarmente, mentre le manifestazioni di protesta, da qualche giorno, hanno perso di virulenza. Qua e là per l’Italia, da Milano a Trani, si cominciano a prendere provvedimenti nei casi più sfacciati di assenteismo. La Cgil è tornata mogia mogia al tavolo delle trattative sulla riforma della pubblica amministrazione che aveva platealmente abbandonato la settimana scorsa. In un campo del tutto diverso si può registrare il fatto che, in coincidenza con l’annunciato giro di vite sulle intercettazioni, nessuna conversazione privata è stata propalata dai giornali.
La pura teatralità non basta, questo è evidente, ma se si incontra con sensazioni diffuse nel paese può stimolare effetti imitativi che, a loro volta, creano un clima più favorevole perché problemi annosi e incancreniti possano essere visti in un modo meno rassegnato. Ovviamente si tratterà di vedere se i responsabili riusciranno a utilizzare gli spazi che hanno creato per inserire soluzioni permanenti anche se non miracolistiche. Tuttavia la critica preventiva alla tattica adottata finora appare viziata da un pregiudizio perfezionistico. Per spezzare il muro che si oppone alle trasformazioni è utile anche un po’ di improvvisazione che genera attenzione e consenso, anche se naturalmente non è sufficiente.